Buenavista Lanzarote
Tra Timanfaya e la Geria.
Il paesaggio è il progetto.
Nel cuore vitivinicolo della Geria, un'antica finca rurale si trasforma in un manifesto di ospitalità contemporanea. Un microcosmo in cui l'intervento architettonico sceglie di farsi invisibile per lasciare spazio al silenzio, alla materia vulcanica e a una vibrante comunità di creativi.
Ci sono isole che si lasciano attraversare superficialmente, consumate da un turismo distratto. Lanzarote, al contrario, impone un ritmo radicalmente diverso, quasi primordiale. Lo si comprende non appena si abbandona la strada principale che dall'aeroporto di Arrecife taglia l'interno: il mare scompare dietro profili vulcanici e la terra prende il sopravvento assoluto. Campi di lapilli neri (picón), crateri spenti, muri a secco che sembrano sculture astratte e l'abbagliante bianco della calce compongono una sequenza geometrica rigorosa. In questo scenario severo e magnetico, a La Asomada, sorge Buenavista Lanzarote. Non si tratta di un hotel nel senso convenzionale del termine, ma di un riuscito esercizio di appartenenza e di una casa aperta verso l'orizzonte del Timanfaya.
Design destination — a place to stayNel mezzo di un paesaggio che sembra un'altra era geologica, tra i coni vulcanici di Timanfaya e le vigne nere della Geria.
Un progetto nato dalla terra
Il progetto nasce dalla precisa determinazione di Gonzalo e Mayca Bethencourt. Quando hanno acquistato questa vecchia finca agricola, l'intento non era quello di applicare un format estetico preconfezionato, bensì di recuperare un frammento di memoria rurale per proseguire una storia antica anziché interromperla. La proprietà si sviluppa all'interno della Geria, il distretto vitivinicolo modellato dalla resilienza dei contadini locali dopo le devastanti eruzioni del XVIII secolo. Qui, per sopravvivere alla siccità e ai venti atlantici, l'uomo ha scavato migliaia di conche nella cenere, proteggendo ogni singola vite con muretti a secco semicircolari (i zocos). Buenavista si integra in questo disegno agricolo spontaneo: i suoi confini sfumano nei vigneti, proponendosi non come una struttura ricettiva isolata, ma come un avamposto per accogliere viaggiatori, intellettuali e artisti accomunati dalla medesima curiosità verso l'isola.
Chi sceglie di soggiornare qui intuisce rapidamente che l'ospitalità è solo il punto di partenza di un'operazione culturale più profonda. Gonzalo Bethencourt non agisce come un semplice albergatore, ma come un mediatore culturale. Accompagna personalmente gli ospiti alla scoperta di una Lanzarote sotterranea e autentica, fatta di micro-cantine biologiche che lavorano la malvasia vulcanica, laboratori artigianali nascosti nei villaggi dell'interno e percorsi geologici meno battuti. La quotidianità della finca riflette fedelmente questa filosofia della prossimità: le colazioni sono composte esclusivamente da ingredienti del territorio provenienti da piccole aziende biologiche della zona, come la vicina La Atalaya, stabilendo un legame intimo e rurale che ridefinisce completamente il concetto di lusso contemporaneo.
Struttura
5 Alloggi indipendenti
Ospiti
max. 7 persone per alloggio
Amenities
Piscina, Spa, Private restaurant
Posizione
Entroterra, vicino al centro città
Punti interesse
20 minuti da Puerto del Carmen
Costruire senza aggiungere
Per tradurre questa visione in spazio fisico, Gonzalo ha coinvolto Néstor Pérez Batista, architetto lanzaroteño con base a Berlino e amico d'infanzia. Il compito affidatogli era apparentemente semplice ma intrinsecamente complesso: intervenire il meno possibile, sottraendo anziché aggiungendo. Pérez Batista ha approcciato le strutture preesistenti — vecchi magazzini agricoli e stalle in disuso — rispettandone la memoria materica e i volumi originari. La sfida progettuale si è concentrata sull'eliminazione del superfluo, lavorando sui flussi di luce, sulle aperture e sulla creazione di patii capaci di stabilire un dialogo costante tra gli interni e l'asprezza del paesaggio esterno.
Le cinque suite che compongono Buenavista sono concepite come veri e propri dispositivi ottici. Grandi vetrate a tutta altezza sostituiscono le pareti perimetrali sul lato panoramico, inquadrando i coni vulcanici in modo che la natura non sia una semplice vista, ma la vera protagonista dello spazio. La scelta dei materiali è rigorosa e priva di gerarchie: la pietra lavica locale, la calce bianca, il legno grezzo e il cemento architettonico convivono con assoluta naturalezza. Non esistono dettagli pensati per stupire o soluzioni tecnologiche esibite; la qualità architettonica emerge dalla precisione millimetrica delle proporzioni, dalla gestione del vuoto e dal modo in cui le ombre si muovono sulle pareti rustiche nel corso della giornata.
Questo approccio si inserisce con maturità nel solco tracciato da César Manrique, l'artista che negli anni Sessanta e Settanta codificò l'estetica di Lanzarote integrando arte, natura e architettura. Tuttavia, l'opera di Pérez Batista evita la citazione nostalgica o la riproduzione accademica del modernismo manriquiano. Al contrario, sceglie un linguaggio contemporaneo, asciutto e autonomo, capace di interpretare i principi del maestro — il rispetto del territorio, l'integrazione cromatica, la valorizzazione della luce — senza mai trasformarli in un cliché decorativo.
Fuorisalone verdictIl luogo perfetto per respirare l'atmosfera raffinata e naturale dell'architettura di Manrique.
Carnet de Voyages
Illustrazioni di Silvia Gherra
L'ospitalità come pratica culturale
Se l'architettura di Pérez Batista definisce la cornice spaziale, è la fitta rete di relazioni umane a qualificare l'identità profonda di Buenavista. Il lusso, in questo angolo della Geria, si spoglia di qualsiasi velleità formale — non ci sono spa monumentali o ristoranti stellati — per coincidere con la possibilità di entrare a far parte di una comunità creativa vivace e colta. La finca funziona come un magnete e un punto d'incontro per architetti, designer, viticoltori e intellettuali che qui si riuniscono per continuare quella conversazione tra uomo e territorio che sull'isola dura da secoli.
La presenza dell'arte all'interno di Buenavista non risponde a un programma curatoriale calcolato a tavolino, ma rappresenta l'evoluzione naturale di una casa vissuta. La struttura promuove un programma flessibile di residenze d'artista, invitando creativi e artigiani ad abitare temporaneamente gli spazi e a farsi contaminare dal silenzio e dalla luce di Lanzarote. Un esempio tangibile è la collaborazione con la ceramista di origine basca Eguzkine Zerain, stabilitasi sull'isola: le sue stoviglie e i suoi pezzi unici in gres e porcellana arredano stabilmente le stanze, offrendo un'esperienza tattile che richiama la consistenza porosa dei lapilli vulcanici. Ogni oggetto presente negli interni conserva la traccia di un incontro, l'eco di una sinergia nata spontaneamente davanti a un bicchiere di vino.
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Persino la limitata produzione vinicola della struttura, curata in sinergia con piccoli viticoltori indipendenti della zona, risponde a questa logica di preservazione della cultura materiale. In un momento in cui Lanzarote sta vivendo una nuova e fertile stagione progettuale, capace di guardare al futuro senza rimanere prigioniera del proprio passato, Buenavista si attesta come uno dei suoi interpreti più lucidi e coerenti. Lasciando la finca, ci si rende conto che il ricordo più persistente non è legato a un dettaglio d'arredo o a un comfort materiale, ma alla sensazione di aver preso parte, anche solo per pochi giorni, a un ecosistema umano e geografico in continuo divenire.